Superclassico

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SUPERCLASSICO è un progetto manifesto, il tentativo di trasformare l'effimero in una dimensione temporale assoluta, è un'opera incentrata sulla trasfigurazione e contaminazione di uno spazio monumentale immerso all’interno della modernità del MAXXI.


L’installazione riflette sull’interazione tra oggetto e spazio pubblico a partire dalla manipolazione di un modello architettonico di carattere classico. Il racconto di questo progetto viene dispiegato attraverso tre categorie fondamentali, rispettivamente: tempo, spazio e materia, i quali rappresentano i registri di base indagati dallo studio nella sua prima fase di ricerca. L'enunciato appare fedele all'impossibilità di operare nell'assenza totale di una preesistenza, anche solo intesa come un eco lontano. L'espediente utilizzato è un elementarismo, un processo di mutazione che partendo da archétipi dell’architettura classica, evidenzia volutamente come le azioni di rielaborazione e alterazione siano capaci di generare nuove opere a partire da modelli di diversa natura. I tratti sono evocativi, finalizzati a creare una dimensione altra, eterea in cui passato, presente e futuro si sovrappongono acquistando confini labili.
La struttura della costruzione rimandano ad u'architettura ambigua, ricca di citazioni classiche rivisitate in stile pop e capace di instaurare una relazione a distanza con la città, coniugando questo rapporto con cosciente ironia. Ne risulta uno spazio arcaico, un moderno tholòs in grado di scavalcare i confini dell’architettura tout court. Fisicamente il progetto sperimenta l’alterazione di un corpo a pianta radiale, reso permeabile a terra da una serie precisa di arcate giustapposte, le quali si orientano in funzione delle azioni e delle possibilità di fruizione suggerite dall’opera. L’installazione produce una serie di piattaforme circolari, ognuna delle quali è caratterizzata da un preciso tema d’uso, disegnano indirettamente un vuoto informe entro il quale muoversi: uno spazio liquido che permette di leggere le diverse componenti di questo giardino scomposto.
Il corpo è rivestito con una pelle tessile dorata increspata dalle bugne, che rende l’oggetto in lontananza ambiguo ed invita al tempo stesso il visitatore a scoprirlo e a penetrare al suo interno attraverso strette arcate laterali, per poi essere accolti nel ventre dello scheletro radiale ligneo. Nella percezione dello spessore variabile del recinto circolare, si stabilisce una soglia di transizione fra spazio interno e spazio esterno, creando una narrazione influenzata dalla dimensione spaziale, dalle alterazioni del microclima e dalla luce in atto.

Project description
Summer pavillon for the Maxxi museum

Location
Rome, Italy

Client
YAP MAXXI

Project team
DEMOGO studio di architettura

Collaborators
Massimo Munari, Damiano Polo

Chronology
2016, invited competition,  finalist project

Budget
70.000 Euro

The strong modernity expressed by MAXXI represents the ideal background for this work focused on the transfiguration and contamination of an absolute space.The installation intends to generate a contemporary space beginning with the archetypes of classical architecture: this operation reveals how the processes of alteration of an existing model can generate new objects whose nature is considerably different from the original one. As a result, the visitor develops a sense of unexpected ethereality. The past, present and future are overlapped losing its clear confines. The installation recalls an ephemeral architecture, full of classical references although it is reinterpreted in a pop style able to establish a relation with the city with an aware irony. The result is an archaic space or, in other words, a modern tholòs that can go beyond the limits of architecture tout court.
The project consists in a central-plan building where a sequence of consecutive arches permits the circulation of the public on the ground level. The possible activities that the building can host are the starting point for the alteration of the original plan, originally shaped as a perfect circle, while four other circular platforms, each of which characterised by a different use, complete the work. Each platform can be reached through the resulted empty space between them that can be read as a liquid space that becomes the unitary element of this dismantled garden. The main pavilion is covered with a golden fabric that presents the shape as the typical masonry ornamentation of the walls of the renaissance Italian palaces, the bugnato. The manifold nature assumed by the object encourages the visitors to discover more deeply the installation and to get into the building through the narrow lateral arches up to the central bowels, characterised by the radial wooden structure. The variable thickness of the circular wall becomes a threshold between outdoor space, the garden, and inner space and it appears different at every moment of the day depending on the lighting conditions, the weather or the spatial perception of each individual visitor.

SUPERCLASSICO è un progetto manifesto, il tentativo di trasformare l'effimero in una dimensione temporale assoluta, è un'opera incentrata sulla trasfigurazione e contaminazione di uno spazio monumentale immerso all’interno della modernità del MAXXI.


L’installazione riflette sull’interazione tra oggetto e spazio pubblico a partire dalla manipolazione di un modello architettonico di carattere classico. Il racconto di questo progetto viene dispiegato attraverso tre categorie fondamentali, rispettivamente: tempo, spazio e materia, i quali rappresentano i registri di base indagati dallo studio nella sua prima fase di ricerca. L'enunciato appare fedele all'impossibilità di operare nell'assenza totale di una preesistenza, anche solo intesa come un eco lontano. L'espediente utilizzato è un elementarismo, un processo di mutazione che partendo da archétipi dell’architettura classica, evidenzia volutamente come le azioni di rielaborazione e alterazione siano capaci di generare nuove opere a partire da modelli di diversa natura. I tratti sono evocativi, finalizzati a creare una dimensione altra, eterea in cui passato, presente e futuro si sovrappongono acquistando confini labili.
La struttura della costruzione rimandano ad u'architettura ambigua, ricca di citazioni classiche rivisitate in stile pop e capace di instaurare una relazione a distanza con la città, coniugando questo rapporto con cosciente ironia. Ne risulta uno spazio arcaico, un moderno tholòs in grado di scavalcare i confini dell’architettura tout court. Fisicamente il progetto sperimenta l’alterazione di un corpo a pianta radiale, reso permeabile a terra da una serie precisa di arcate giustapposte, le quali si orientano in funzione delle azioni e delle possibilità di fruizione suggerite dall’opera. L’installazione produce una serie di piattaforme circolari, ognuna delle quali è caratterizzata da un preciso tema d’uso, disegnano indirettamente un vuoto informe entro il quale muoversi: uno spazio liquido che permette di leggere le diverse componenti di questo giardino scomposto.
Il corpo è rivestito con una pelle tessile dorata increspata dalle bugne, che rende l’oggetto in lontananza ambiguo ed invita al tempo stesso il visitatore a scoprirlo e a penetrare al suo interno attraverso strette arcate laterali, per poi essere accolti nel ventre dello scheletro radiale ligneo. Nella percezione dello spessore variabile del recinto circolare, si stabilisce una soglia di transizione fra spazio interno e spazio esterno, creando una narrazione influenzata dalla dimensione spaziale, dalle alterazioni del microclima e dalla luce in atto.

Project description
Summer pavillon for the Maxxi museum

Location
Rome, Italy

Client
YAP MAXXI

Project team
DEMOGO studio di architettura

Collaborators
Massimo Munari, Damiano Polo

Chronology
2016, invited competition,  finalist project

Budget
70.000 Euro

The strong modernity expressed by MAXXI represents the ideal background for this work focused on the transfiguration and contamination of an absolute space.The installation intends to generate a contemporary space beginning with the archetypes of classical architecture: this operation reveals how the processes of alteration of an existing model can generate new objects whose nature is considerably different from the original one. As a result, the visitor develops a sense of unexpected ethereality. The past, present and future are overlapped losing its clear confines. The installation recalls an ephemeral architecture, full of classical references although it is reinterpreted in a pop style able to establish a relation with the city with an aware irony. The result is an archaic space or, in other words, a modern tholòs that can go beyond the limits of architecture tout court.
The project consists in a central-plan building where a sequence of consecutive arches permits the circulation of the public on the ground level. The possible activities that the building can host are the starting point for the alteration of the original plan, originally shaped as a perfect circle, while four other circular platforms, each of which characterised by a different use, complete the work. Each platform can be reached through the resulted empty space between them that can be read as a liquid space that becomes the unitary element of this dismantled garden. The main pavilion is covered with a golden fabric that presents the shape as the typical masonry ornamentation of the walls of the renaissance Italian palaces, the bugnato. The manifold nature assumed by the object encourages the visitors to discover more deeply the installation and to get into the building through the narrow lateral arches up to the central bowels, characterised by the radial wooden structure. The variable thickness of the circular wall becomes a threshold between outdoor space, the garden, and inner space and it appears different at every moment of the day depending on the lighting conditions, the weather or the spatial perception of each individual visitor.

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