Petrarca Hut

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È il 6 Febbraio del 2014 ed un elicottero del Servizio Meteorologico Provinciale è in volo di controllo  sopra Plan, nel comune di Moso in Passiria, più in basso a 2.875 m s.l.m. il rifugio Petrarca è stato in parte spazzato via da una violenta valanga.


Il vecchio rifugio costruito originariamente tra il 1895 e il 1897 dalla sezione Stettin del DÖAV (Club alpino austriaco tedesco) risulta sezionato in due, come in uno spaccato assonometrico interno ed esterno si compenetrano. Il rumore della valanga scivola lungo la valle, anch’esso spezza in due il silenzio, rapido e potente come una lama affonda secondo linee precise di azione.
Reazione
Più che ogni programma di ricostruzione, più di ogni proposito sull’adattamento paesaggistico del nuovo progetto si deposita nel ragionamento un’istanza emotiva. Incide la violenza dell’urto tra i corpi: la neve in movimento ed il volume dell’architettura immobile. 47000 metri cubi di neve in azione dinamica, ovvero 150 KPa su un fronte di pochi metri. Paesaggio in movimento, una mutazione che si ripiega su se stessa nella curva di un grafico: in ordinata pressione, in ascissa il tempo. KPa su frazione di secondi.
I dati finiscono talvolta per misurare un contesto,i dati inchiodano l’architettura alla sua dimensione primigenia, firmitas, sopravvivenza all’urto, al tempo, al paesaggio in movimento. Non genealogia, non tipologia della forma, solo un urto tremendo chiuso in vuoto preciso. All’inizio un cuneo, come una scheggia rozza di dolomia, poi la sbozzatura. Un lungo processo di sottrazione e affinamento del volume, atto che si fa strada, alterando tensione verso una poetica scultorea alla misura dell’urto lungo le superfici.
I fronti si sbozzano e si adattano al vuoto circostante, si inclinano e si piegano assorbendo le linee d’impatto della valanga, si lasciano incidere aprendo viste orizzontali sui profili alpini, ogni lato autonomo e insieme parte di un’unica struttura compatta. Autonomia e dipendenza, impatto e resistenza, una produzione di profili come possibilità percettive della stesa architettura, si persegue l’ambiguità, la difficoltà di risolvere l’opera in un unico colpo d’occhio, niente è frontale, niente offre un prospetto impattabile fisicamente e visivamente.
L’architettura cade travolta, l’architettura resiste, scompare sotto una coltre di neve per poi riemergere lucente al sole, come il faro di Baneleaux, l’onda s’infrange, -si trattiene il respiro- poi l’acqua si ritira e riaffiora il volume compatto in attesa di un nuovo contatto. Resistere, incunearsi e lasciarsi trapassare, ripararsi in alto, osservare un habitat selvaggio, tra la capacità  di resistere alla forza incontrollata degli elementi e la caducità intrinseca di ogni limite antropologico, architettura geometricamente indeformabile, emotivamente mutevole.

Project description
Mountain Hut in the Alps

Location
Moso in Passiria, Italy

Client
Provincia Autonoma di Bolzano

Chronology
2015 two stage competition 2nd prize

Building Area
2080 m3

Budget
2.170.000 €

The story of Petrarca mountain hut embodies in an exemplary way the specific character of alpine architecture and tells us about his role as the last outpost in the mountain. It represents a sort of territorial threshold that determines the limit between the anthropic habitat and the wilderness and exemplifies the chance for architecture to become a resistant element against the uncontrolled forces of nature preserving in the same time its intrinsic vulnerability. This limit is well symbolized by the ambivalent contrast between formal resistance and constantly changing materials. The final shape of the building is the result of the forces that the nature has exercised on this mineral object: indirectly sculpted by the avalanches, the mountain hut appears as a rough volume covered with metal panels, a solid that can no longer be deformed in the future but it still reacts to the variations of light and temperature.
The proposed volume becomes a deliberately unclear landmark because it displays different profiles to the hikers that are coming depending on the side from which they are looking at the building.
Shaped as an archaic architecture, the mountain hut is designed in continuity with the scale of the landscape without considering the local building typologies. The new structure is grafted on the existent foundation and it is characterized by an empty space between the new building and the existing block of the cableway. This space represents the ideal connection element between the existing context and the new graft, between past and future and becomes also an extraordinary place from where it’s possible to observe the exceptional surrounding landscape. This space tells us about the complementarity of resistance and vulnerability in the alpine architecture, the flow of the becoming and the constant renewal of the link among humans, architecture and mountain.

È il 6 Febbraio del 2014 ed un elicottero del Servizio Meteorologico Provinciale è in volo di controllo  sopra Plan, nel comune di Moso in Passiria, più in basso a 2.875 m s.l.m. il rifugio Petrarca è stato in parte spazzato via da una violenta valanga.


Il vecchio rifugio costruito originariamente tra il 1895 e il 1897 dalla sezione Stettin del DÖAV (Club alpino austriaco tedesco) risulta sezionato in due, come in uno spaccato assonometrico interno ed esterno si compenetrano. Il rumore della valanga scivola lungo la valle, anch’esso spezza in due il silenzio, rapido e potente come una lama affonda secondo linee precise di azione.
Reazione
Più che ogni programma di ricostruzione, più di ogni proposito sull’adattamento paesaggistico del nuovo progetto si deposita nel ragionamento un’istanza emotiva. Incide la violenza dell’urto tra i corpi: la neve in movimento ed il volume dell’architettura immobile. 47000 metri cubi di neve in azione dinamica, ovvero 150 KPa su un fronte di pochi metri. Paesaggio in movimento, una mutazione che si ripiega su se stessa nella curva di un grafico: in ordinata pressione, in ascissa il tempo. KPa su frazione di secondi.
I dati finiscono talvolta per misurare un contesto,i dati inchiodano l’architettura alla sua dimensione primigenia, firmitas, sopravvivenza all’urto, al tempo, al paesaggio in movimento. Non genealogia, non tipologia della forma, solo un urto tremendo chiuso in vuoto preciso. All’inizio un cuneo, come una scheggia rozza di dolomia, poi la sbozzatura. Un lungo processo di sottrazione e affinamento del volume, atto che si fa strada, alterando tensione verso una poetica scultorea alla misura dell’urto lungo le superfici.
I fronti si sbozzano e si adattano al vuoto circostante, si inclinano e si piegano assorbendo le linee d’impatto della valanga, si lasciano incidere aprendo viste orizzontali sui profili alpini, ogni lato autonomo e insieme parte di un’unica struttura compatta. Autonomia e dipendenza, impatto e resistenza, una produzione di profili come possibilità percettive della stesa architettura, si persegue l’ambiguità, la difficoltà di risolvere l’opera in un unico colpo d’occhio, niente è frontale, niente offre un prospetto impattabile fisicamente e visivamente.
L’architettura cade travolta, l’architettura resiste, scompare sotto una coltre di neve per poi riemergere lucente al sole, come il faro di Baneleaux, l’onda s’infrange, -si trattiene il respiro- poi l’acqua si ritira e riaffiora il volume compatto in attesa di un nuovo contatto. Resistere, incunearsi e lasciarsi trapassare, ripararsi in alto, osservare un habitat selvaggio, tra la capacità  di resistere alla forza incontrollata degli elementi e la caducità intrinseca di ogni limite antropologico, architettura geometricamente indeformabile, emotivamente mutevole.

Project description
Mountain Hut in the Alps

Location
Moso in Passiria, Italy

Client
Provincia Autonoma di Bolzano

Chronology
2015 two stage competition 2nd prize

Building Area
2080 m3

Budget
2.170.000 €

The story of Petrarca mountain hut embodies in an exemplary way the specific character of alpine architecture and tells us about his role as the last outpost in the mountain. It represents a sort of territorial threshold that determines the limit between the anthropic habitat and the wilderness and exemplifies the chance for architecture to become a resistant element against the uncontrolled forces of nature preserving in the same time its intrinsic vulnerability. This limit is well symbolized by the ambivalent contrast between formal resistance and constantly changing materials. The final shape of the building is the result of the forces that the nature has exercised on this mineral object: indirectly sculpted by the avalanches, the mountain hut appears as a rough volume covered with metal panels, a solid that can no longer be deformed in the future but it still reacts to the variations of light and temperature.
The proposed volume becomes a deliberately unclear landmark because it displays different profiles to the hikers that are coming depending on the side from which they are looking at the building.
Shaped as an archaic architecture, the mountain hut is designed in continuity with the scale of the landscape without considering the local building typologies. The new structure is grafted on the existent foundation and it is characterized by an empty space between the new building and the existing block of the cableway. This space represents the ideal connection element between the existing context and the new graft, between past and future and becomes also an extraordinary place from where it’s possible to observe the exceptional surrounding landscape. This space tells us about the complementarity of resistance and vulnerability in the alpine architecture, the flow of the becoming and the constant renewal of the link among humans, architecture and mountain.

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